Case
- clara sorce

- 20 lug
- Tempo di lettura: 5 min
di Clara Sorce
Questa recensione è frutto di un'esperienza vissuta, di letture, ma anche di un “urlo” interiore che mi ha portato a concepire un progetto col quale sono entrata in punta di piedi nella creatività dei miei bambini della classe V, della scuola primaria, di questo anno scolastico appena trascorso. Assistere ai conflitti sparsi per il globo ha fatto sorgere in me un moto. Non potevo star ferma, qui nella tranquillità della mia Isola, la Sicilia, dovevo, anche se nel mio piccolo, dare un contributo per far sentire la voce di chi non riesce a far sentire la sua. Ciò che mi sconvolse ancor di più l’estate scorsa è stato vedere le case distrutte, ridotte a cumuli di macerie, nella striscia di Gaza. Vedere quella devastazione, quella perdita mi riporta alla mente le parole contenute nella Convenzione dei Diritti dei bambini e dei ragazzi nella quale si garantisce il diritto alla casa. Ma i bambini che vivono in condizione di guerra hanno preservato quel diritto? Nel frattempo nel corso dell’anno vedo case inghiottite da frane, case perdute in nubifragi e altro ancora. È allora che nutro il desiderio di condividere quell’urlo con i miei bambini della classe V in un progetto artistico intitolato Casa.
Casa prende corpo da due stimoli, il primo proveniente dall’arte figurativa che vede come ispirazione la produzione artistica e poetica dello street artist JR, il secondo proviene da un piccolo libro blu che dalla copertina richiamava alla mia mente le opere dello scultore Antony Gormley, Case della scrittrice cilena María José Ferrada e dell’illustratore spagnolo Pep Carrió, edito da Topipittori. Ogni essere vivente nel pianeta ha sempre cercato un riparo per una sua sicurezza che col tempo si è sempre più affinata nell’estetica e nella sua funzionalità. Quel riparo è la casa. Che cos’è casa? Perché sentiamo il bisogno di un rifugio? Perché, tra i giochi dei bambini, quello più frequente è quello della casa? L’uomo fin dall’antichità ha sempre cercato un rifugio per sentirsi al sicuro. Da quell’atto, la casa ha preso forme ed “espressioni” varie, ma per i bambini ha dello straordinario. La casa è uno dei primi elementi del mondo con cui prendono confidenza. È quell’elemento “ancora” che permette loro di esplorare in sicurezza perché sanno che al loro ritorno c’è un luogo ad attenderli. Casa per loro è uno dei primi giochi simbolici. Ma casa è un concetto molto più ampio e articolato. Non si tratta, infatti, solo di una struttura fatta di muri, tetto e fondamenta. Come ci insegnano i bambini nel gioco, la casa è, prima di tutto, un luogo simbolico che a volte ha i confini fatti di sedie o addirittura di solo tetto; perché la casa è il piccolo rifugio sotto il tavolo. Loro ci mostrano, attraverso le lenti della meraviglia, che la casa è sicurezza, appartenenza, identità, comunità, terra.
È lo spazio in cui ci sentiamo protetti, ma al contempo è il mondo stesso con la sua immensa vastità a farli sentire a casa, nonostante sia costellato di insidie. Casa siamo noi, è il nostro stesso corpo, la nostra identità e il nostro modo di essere. Siamo case ambulanti, che viaggiano e si mescolano in un crogiolo variopinto. In Case Pep Carrió lo illustra egregiamente, ci sono case che stanno sulla testa perché nella prefrontale ci stanno i ricordi, ci sono case piccole che stanno nel palmo di una mano e altre capaci di riparare il proprio corpo ma al contempo talmente leggere da poterle trasportare. Le tavole dell’artista spagnolo sono evocative, surreali, magiche tanto da incantare i lettori piccoli e grandi che siano. Le parole di María José Ferrada accompagnano egregiamente le tavole del Carrió. Ella imbastisce trentanove racconti che collegano gli inquilini di queste insolite costruzioni sparsi per il globo da un unico fattore: il senso abitativo. Gli autori con le loro opere dichiarano che le case sono “belle” perché espressione della diversità, dell’apertura di orizzonti dove tutti devono essere liberi di esprimersi.
Casa 35
Joan Arnau abita in Carrer de Còrsega 345, vicino alla Parerà, quasi sempre. Perché ci sono giorni in cui la sua casa si sposta, […].
Questi movimenti repentini delle pareti e delle stanze gli provocano un’angoscia che con il tempo ha imparato a gestire, aiutato dalla lettura dei classici giapponesi, tutti, non importa per quale via ci arrivano, parlano della transitorietà delle cose.
Trentanove spaccati di vita e di modi di essere, trentanove modi di vivere, abitare, sognare, immaginare lo spazio casa. Le immagini, sublimi, ci fanno entrare con le loro tinte blu cobalto, senape, porpora, nero, bianco in un mondo altro, costruito con il linguaggio visivo che si nutre dell’immaginazione. Luoghi naturali che sconfinano in città, quartieri e senso di comunità. I due autori ci illustrano che cosa significa casa, perché in fondo è l’ambiente circostante, è viaggio ma al contempo è l’intrinseco valore della stabilità, è stravaganza, protezione. Tuttavia, ridurre la casa a una dimensione puramente fisica sarebbe limitante. Infatti, esistono persone che, pur avendo una dimora, non percepiscono quel senso di calore e accoglienza che la parola “casa” evoca. Al contrario, altri riescono a trovare “casa” anche in luoghi temporanei o lontani, grazie ai legami affettivi che costruiscono. La casa pertanto è strettamente legata alle relazioni. Sono le persone, i ricordi e le emozioni a trasformare uno spazio in un vero rifugio. Case ci trasmette che le esperienze, i momenti, le emozioni le condivisioni contribuiscono a creare un senso di appartenenza che va oltre la materia.
Questo senso profondo viene colto dai miei bambini quando propongo loro la lettura di Case per il progetto sopra menzionato. Ci rechiamo nel giardino della nostra scuola, il Centro Diaconale La Noce-Istituto Valdese. Lì parlo loro di JR ma non mostro nulla della produzione dell’artista, al contrario, mostro loro il piccolo libro blu. La copertina risuona loro qualcosa, comincia il dibattito, sorgono domande e l’incipit del nostro fare artistico. Comincio a leggere, non seguo un ordine preciso, apro a caso il libro, leggo loro uno di questi “ritratti intimi” e chiedo ai bambini di scattare delle foto seguendo una sola indicazione: cos’è per te casa. Inizia il nostro peregrinare. La mia voce risuona per tutto il giardino. Leggo piano piano le trentanove storie di abitazioni spostandomi insieme a loro nello spazio come se fosse un mappamondo perché in fondo stiamo viaggiando per scoprire il senso che ha la parola casa. Piano piano a quelle trentanove case se ne aggiungono altre ventitré, nasce nei bambini il desiderio di esprimersi anche con le parole. Ad ogni immagine prodotta si affianca un breve racconto che esprime cos’è per loro casa.
Casa piccola, grande. Casa è amore, è qualcuno che ti comprende. Casa sono le persone. Casa è chi ti vuole bene, chi ti dona un rifugio, chi ti rispetta. Casa è non essere ignorato. (Michela)
Casa è diritto di parlare in lingue diverse. Casa è amicizia, sorrisi, accoglienza dell’ombra. Casa è infanzia, vedersi, è crescere insieme. Casa è provarci, guarire, andare avanti. Casa è l’odore delle cose. (Viola)
Casa è riparo quando ne hai bisogno. Casa può essere aperta o chiusa ma è pur sempre casa. Può avere tante forme, può essere una prigione, può essere grande o piccola, può essere una foresta o un deserto, può essere un frutto o un palazzo solido. Può avere una porta oppure non averla. (Matteo)
Case come il progetto Casa è un viaggio sul concetto di casa che confluisce in una riflessione profonda che assume un valore intenso quando il nostro sguardo si rivolge a chi è costretto a lasciarla, come accade a migranti, rifugiati, a chi ha perso la casa per le guerre o eventi catastrofici. In questi casi, la casa diventa un ricordo, un ideale, talvolta una nostalgia dolorosa. Allora pensiamo a quel luogo come fragile involucro le cui crepe si saldano grazie a una filigrana d’oro; perché nulla è perduto se c’è in noi la speranza. Qui, la casa diventa stato interiore ed è allora che ci si sente a casa ovunque ci si trovi.
Case
Autrice: María José Ferrada
Illustratore: Pep Carrió
Casa Editrice: Topipittori
Età consigliata: dai dieci anni in su
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