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Ciccì Coccò

di Clara Sorce





I libri hanno una peculiarità tutta loro che accomuna letteralmente tutti i generi e le forme. Dal romanzo all’albo illustrato, dalla letteratura sequenziale ai libri illustrati tutti ma proprio tutti si caratterizzano in un unico fattore, sono stati scritti. Ebbene nel linguaggio artistico esiste una tecnica e un linguaggio che ha la caratteristica peculiare di saper e poter “scrivere con la luce” si tratta della fotografia. Ecco allora che un albo illustrato pensato e concepito da un visionario come Bruno Munari non poteva che unire la scrittura di lettere a quella di luce della fotografia, si tratta dell’albo Ciccì Coccò di Bruno Munari con le fotografie di Enzo Arnone edito da Corraini.


Bruno Munari in quest’albo fotografico da voce all’infanzia e soprattutto invita gli adulti a riacquistare quell’occhio infantile che è portatore di meraviglia ma non solo permette di comprende il mondo per quello che è e non a fini economici, quantitativi e di profitto.


Un pulcino diventa adulto in poche settimane, un gatto in qualche mese, una persona in 13 anni. Durante l’infanzia siamo in quello stato che gli orientali definiscono Zen: la conoscenza della realtà che ci circonda avviene istintivamente mediante quella attività che gli adulti chiamano gioco.

Munari da voce all’infanzia e a quello stato “Zen” attraverso le opere fotografiche di Enzo Arnone che produsse tra il 1974 e il 1980 in Inghilterra. Arnone ritrae bambine e bambine con il linguaggio della foto in banco e nero intenti nelle loro più pure espressioni infanti. Munari cogliendo ciò concepisce un’opera potentissima anticipando il genere fotografico negli albi illustrati. Egli intuì quanto per i piccoli lettori della fascia prescolare sia stimolante, e soprattutto quanto il messaggio sia chiaro per loro, rivedersi in un’altro bambino. Ogni foto del Arnone viene accompagnato da un breve testo che interpreta e descrive la foto. Enzo Arnone ritrae bambini e bambine intenti nelle loro attività quotidiane, dal gioco al sonno, dall’esplorazione al bisticcio, dallo stupore alla curiosità, dalla concentrazione alla noia fino all’affetto. Fotografie in bianco e nero che testimoniano un temo passato che non è diverso da quello contemporaneo perché se si lascia i bambini liberi di esprimere il loro stato di “grazia” quale che è l’infanzia possiamo ben cogliere che nulla è cambiato. Ecco allora la formula che rende Ciccì Coccò un albo iconico ma non solo questo pone l’accento sulla cura, tutela e amore per questa delicata fase della vita che permetterà l’evoluzione futura senza accelerare i tempi lasciando che bambini e le bambine siano libere di giocare.


Un albo che è a parer mio è un manifesto, un manifesto sui diritti dei bambini e delle bambine di poter vivere in pace la propria infanzia, un manifesto che deve rammentarci quanto sia importante il diritto di vita, gioco e pace  per tutti i bambini del mondo e non solo per quelle minoranze del mondo perché ad oggi i conflitti sono la fetta più grande del globo. Conflitti concepiti e attuati da adulti che hanno perso quell’occhi bambino che ha solo una visione adulta della supremazia e non della condivisione che sta portando a cancellare il futuri perché non attuando cura, tutela, e amore verso i bambini significa non avere futuro. Munari visse in un periodo storico non solo di conflitti ma in un periodo in cui non cera cura verso i bambini se non per pochi visionari come lui. Munari ha dato lustro all’infanzia partendo dall’oggetto che permette di avere costantemente gli occhi rivolti all’orizzonte i libri. Diritto al gioco, diritto alla lettura, alla vita, alla pace all’essere bambini.


Ciccì Coccò

Autore: Bruno Munari

Fotografo: Enzo Arnone

Casa Editrice: Corraini

Età consigliata: dai quattro anni in su

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