Hänsel e Gretel
- clara sorce

- 9 gen
- Tempo di lettura: 5 min
di Clara Sorce
Per raccontare questo albo è doveroso fare un cappello introduttivo sull’autore delle illustrazioni. Autore che ha saputo fondere inconscio, surrealismo, influssi della cultura popolare americana e le raffinate illustrazioni degli autori inglesi dalla fine dell’Ottocento fino ai primi del Novecento; uno tra tutti William Blake, in un crogiolo lirico e sublime, egli è Maurice Sendak. Maurice Sendak fu un artista che mosse i suoi primi passi da auto didatta, dagli anni Cinquanta creò albi che oggi sono considerati pietre miliari della letteratura dell’infanzia come Nel Paese dei Mostri Selvaggi o La cucina nella Notte. Il suo genio creativo investì anche testi considerati classici della letteratura dell’infanzia come i Racconti di Mamma Oca e le fiabe dei fratelli Grimm, ma non solo, Sendak verso la fine degli anni Settanta intraprese la carriera di costumista e scenografo teatrale e tra queste sue opere due divennero raffinatissimi albi illustrati, si tratta di Hänsel e Gretel di Engelbert Humperdink e Lo Schiaccianoci di Čajkovskij.
Oggi Hänsel e Gretel rivive in una nuove veste con le parole di Stephan King il rinomato autore della letteratura del genere horror. A parer mio non poteva che esserci per la pubblicazione di Adelphi connubio migliore. Stephen King conduce il lettore nel fitto bosco oscuro delle fiabe, quelle autentiche, non rassicuranti, non concepite per bambini, bensì per una trasmissione universale dei sentimenti, come quello nero della paura che ogni essere sperimenta nella vita per evolversi e crescere. Quel viaggio dell’eroe che è tutt’altro che costellato di luce; è nero come la notte, ingrovigliato tra i fitti rami intrecciati degli alberi, dove solo piccoli spiragli di luce ci permettono di sperare. La storia ben la si conosce.
Due fratelli, un padre e una matrigna che vivono in miseria. I genitori pensano e ripensano come tirare avanti ma l’unica soluzione possibile è quella di abbandonare i bambini nel cuore del bosco. Il padre, tenero di cuore, non se la sente di abbandonare i bambini, ma la matrigna lo incalza talmente tanto che si decide di attuare il piano. Fortuna vuole che uno dei due fratelli si svegli nel cuore della notte per ascoltare il piano dei genitori, così da intervenire prontamente. Di fatto la prima volta che i bambini verranno abbandonati nel bosco riusciranno a fare ritorno grazie ai lisci e luminosi sassi disseminati sul sentiero da Hänsel. Ma ahimè, non era il momento del lieto fine per quei due bambini; infatti il giorno seguente furono riportati nel bosco. Questa volta Hänsel disseminò delle briciole di pane che disgraziatamente furono mangiate dagli uccelli. Cosa fare se non abbandonarsi alla disperazione momentanea in un bosco oscuro e animato? Ebbene le tavole dell’albo si animano con squarci scenografici in cui l’artista utilizza sapiente e ingegnosamente la pareidolia, ossia la capacità dell’occhio umano di vedere ciò che non esiste. Ecco allora che tra i nodosi tronchi si nasconde un viso contorto, che sia quello di Rhea, l’orrenda e famelica strega? Degli indizi della sua esistenza ci sono fin dal principio della storia. Prima compare in sogno ad Hänsel. Un’orrenda strega, col naso bitorzoluto, su un manico di scopa che vola nella notte con un sacco sulle spalle pieno di bambini urlanti.
Questo sogno Hänsel lo farà spesso al contrario della sorella che sogna gli angeli. Di fatto i due incarnano due spiriti differenti, Hänsel è il coraggio, la perseveranza, l’astuzia, Gretel è la speranza. Le opere del Sendak si caratterizzano per i loro volumi scultorei, il segno deciso, ma soprattutto, sono un chiaro riferimento alle opere incisorie, sia per stile che per cromia, dell’artista inglese William Blake. Come enuncerà nell’introduzione all’albo Stephan King, ciò che lo ha ispirato e colpito per il suo adattamento sono state le tavole che ritraggono Rhea a cavallo della scopa col sacco pieno di bambini e la famosa casa di pan di zenzero. Questa nell’immaginario di Sendak muta il suo aspetto in un gioco di rimandi tra il rassicurante ed il terrificante. A parer mio l’apice dell’albo si ha proprio in quella tavola, ossia quando i due bambini, condotti dall’uccello della strega, giungono dinnanzi alla casa della strega. Come enunciato dallo scrittore:
Pensai: ecco il vero aspetto della casa, un essere demoniaco corrotto dal peccato, che mostra il suo vero volto solo quando i bambini distolgono lo sguardo. Era questo quello che volevo raccontare! Per me rappresentava l’essenza della storia e, in fondo, di tutte le fiabe: una faccia luminosa, un nucleo oscuro e terribili, dei bambini coraggiosi e intraprendenti.
Credo che il connubio più albo tra testo e immagine si abbia proprio in quel punto della narrazione. I due autori mettono in luce un elemento che spesso viene considerato come una cornice della storia. Una casa usata come specchietto delle allodole, questo rievoca nel nostro immaginario la casetta di pan di zenzero ma non è così. Il suo significato è ancora più intrinseco nella storia, è quella che permette l’evolversi della situazione, ma non solo, la casa ci pone dinanzi ad una verità scomoda: la casa, luogo deputato alla cura, alla sicurezza ed all’accoglienza è in verità un covo di terribili sentimenti; la prima, quella paterna, e la seconda è il pericolo alla vita stessa. Il bosco al contrario qui è la vita, l’opportunità di un nuovo domani. Ecco Sendak e King ci mostrano col loro humor nero ciò che agli occhi degli adulti è scomodo, ma che, al contrario, agli occhi dei bambini è ciò che di di più vero possa esistere. La fine ben la si conosce, nel forno finisce l’orrenda e cieca strega e i due bambini, impadronitosi delle ricchezze di Rhea, fanno ritorno alla casa paterna finalmente libera dalla matrigna. La casa, quindi, torna ad essere quel luogo di amore e accoglienza.
Vorrei concludere con le parole di Maurice Sendak in un’intervista Walter Lorraine contenuta nel libro Caldecott & Co. Note su libri e immagini di Sendak edito da Edizioni Junior.
L’albo illustrato non è solamente quel che la maggior parte delle persone pensa, un oggetto semplice che si può leggere a bambini molto piccoli e che contiene molte immagini. Per me è qualcosa di maledettamente difficile da fare, non molto diverso da un genere poetico astruso, che richiede concentrazione e padronanza assolute. Si devono tenere sempre ben strette le redini della situazione per poter raggiungere, alla fine, un qualcosa di così semplice. Un albo illustrato, una volta finito, deve avere un aspetto incredibilmente armonioso.
Credo che Stephen King insieme, a distanza di tempo, a Maurice Sendak abbiano creato un’opera corale sublime in cui il testo e le immagini giocano con l’ambiguità e l’intelletto del loro lettore.
Hänsel e Gretel
Autore: Stephen King
Illustratore: Maurice Sendak
Casa editrice: Adelphi
Età consigluata: dai sette anni in su
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