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La fata dell’acqua

di Clara Sorce





Ciò che fin da piccola ho sempre apprezzato della letteratura rivolta ai bambini e ai ragazzi è il gioco che compiono gli autori con le dimensioni. Il loro è un gioco sapiente tra la dimensione del reale e la sospensione del tempo ludico, fantastico in cui tutto è possibile. La soglia è una piccola fessura in cui una volta entrati è difficile poter tornare indieto. Ecco, in tempi contemporanei e soprattutto nel linguaggio dell’albo illustrato finissima autrice che ben sa giocare con la mescolanza tra il reale e il fantastico, tanto che non si riesce a distinguere ciò che è vero da ciò che è “magico”, è l’autrice Sud Coreana Heena Baek.


Heena Baek l’abbiamo conosciuta con il suo Le Caramelle Magiche edito da Terre di Mezzo ma qui la ritroviamo con un’altra storia, sempre edita da Terre di mezzo, che ha per protagonista una bambina: La fata dell’acqua. Il gioco sopraffino dell’autrice anche qui è ben illustrato grazie al suo originalissimo stile. Stile vicino al linguaggio fotografico e soprattutto a quello dell’animazione stop motion che in La Fata dell’acqua si enfatizza accordi di più, a parere di chi scrive. In La fata dell’acqua come nelle Caramelle magiche grande protagonista è la magia che veicola messaggi importanti come l’esprimere i propri sentimenti, pensieri e dire ciò che a volte si fa fatica a dire, come ti voglio bene; come ci veicola Le Caramelle Magiche, qui il messaggio è chiaro. La piccola protagonista Dokji ci insegna l’importanza dell’ascolto e della gentilezza. Come detto sopra lo stile fortemente realistico, dato dalla fotografia,  e la costruzione dei personaggi, con l’ausilio della plastilina, sorprende il lettore per tutta la durata della lettura. Ma addentriamoci nella storia.


Ci troviamo in una cittadina, meglio in un quartiere, è notte e a parlarci in prima persona è la protagonista stessa Dokji. Ci sono terme moderne con molti più servizi ma lei e la sua mamma si recano in una che è stata edificata tanti anni fa. Certo, le nuove terme hanno anche la sala giochi, sono molto più attraenti ma lo sguardo loquace della bambina ci fa intendere che anche queste hanno per lei un’attrattiva, ossia, lo yogurt. Ebbene, se fa la brava, la mamma le compra lo yogurt. Pronte per immergersi Dokji si dirige nella vasca dell’acqua fredda mentre la mamma la ammonisce che se starà lì dentro per troppo tempo si prenderà un raffreddore; lei comincia a nuotare e giocare. Mentre è intenta a giocare Dokji avverte la presenza di qualcuno. Si tratta di un’anziana, o come la definisce la bambina “una strana nonnina”. Quella strana nonnina si presenterà come la fata dell’acqua che abita sulle montagne e che da tempo ha perso le sue ali, la causa: un furto da parte di un taglialegna che tempo fa innamoratosi di lei le aveva rubato le ali.


La bambina conosceva la storia ma ascoltò ugualmente l’anziana. Ma lo straordinario deve accora arrivare. La nonnina conosceva un sacco di modi per divertirsi nell’acqua fredda, li mostrò alla piccola. Si divertirono un sacco insieme e per ringraziala Dokji cede il suo yogurt alla fata dell’acqua. L’autrice pone il lettore a una lettura differente della figura dell’adulto. Qui l’adulto diventa un compagno di giochi, che sperimenta, si diverte, gode dei piaceri come farebbe un bambino. La fata non insegna nulla di “educativo” né trasmette alla bambina una morale. Entrambe godono della compagnia reciproca, dello stare insieme per scoprire con gentilezza piccoli piaceri che portano attimi di felicità.


Un incontro che ha del magico in tutto, perché non solo Dokji è l’unica che riesce a vedere la fata, ma anche perché come ogni fata che si rispetti compierà uno dei suoi portentosi incantesimi. A casa la bambina scotta di febbre, come aveva previsto la madre, e mentre é stesa nel suo futon con accanto la bacinella dell’acqua fredda ecco che giunge la piccola Fata dell’acqua” che accarezzandole la testa le dice


Piccola Dokji, grazie per lo yogurt. Guarisci presto!

Il mattino seguente la bambina non ha nulla, neanche un pò di tosse. Come in un sogno la febbre va via e in cuor suo la bambina sa chi ringraziare. La fata dell’acqua è un albo in cui il punto di vista principale è quello di un’esperienza fatta da una bambina e una nonnina strana che ha dello straordinario. Un momento vissuto che fa riflettere noi lettori adulti quanto per i bambini la condivisione con un adulto che non giudica ma che al contrario si lascia andare ai piaceri, al gioco, all’ascolto e alla gentilezza sia importante per la costruzione dei tasselli emotivi della sua esistenza.


La fata dell'acqua

Autrice: Heena Baek

Casa editrice: Terre di mezzo

Età consigliata: dai sei anni in sù

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