Per fare un ritratto di un pesce
- clara sorce

- 14 lug
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di Clara Sorce
Si rende oggi necessaria un’opera di demolizione del mito dell’artista-divo che produce soltanto capolavori per le persone intelligenti. Occorre far capire che finché l’arte resta estranea ai problemi della vita interessa a poche persone.
Bruno Munari, Arte come mestiere
Non è un caso che l’incipit del racconto di quest’albo illustrato comincia proprio dalle parole di Bruno Munari contenute in Arte come Mestiere. Credo che oggi ancor di più bisogna spogliare l’artista dalla sua aurea dorata. Lavorando con i bambini con una disciplina cha ha molto a che fare con la frustrazione e quel “non lo so fare” l’albo che mi sto appropinquando a raccontarvi sblocca bambini e ragazzi da quella poca fiducia che hanno in se stessi quando si ha anche fare con quel bianco che può essere la tela, un foglio, un cartoncino o qualsiasi altro supporto perché come loro anche gli artisti provano gli stessi sentimenti, le stesse emozioni. Quest’albo a parere di chi scrive ha più chiavi di lettura. Non soltanto si racconta la storia di un artista e del suo processo creativo che sfocia nel linguaggio surrealista ma non solo le autrici illustrano come la creatività abbia bisogno di nutrimento costante.
Occhi, mente, mani, naso, gusto non sono soltanto organi di senso sono per gli artisti quell’attaccamento alla vita, vera e concreta, che si intreccia alle persone ossia ai fruitori. Per fare il ritratto di un pesce di Pascale Petit e Maja Celija è un albo illustrato come detto sopra surreale per tono narrativo e tavole illustrative. Le tavole della Celija sono un’esplosione di luce, il giallo sole, il blu cobalto portano luce nella vicenda del pittore che ha come scopo della sua produzione artistica quella di ritrarre un pesce. Poco sopra dichiaravo che questa narrazione ha più chiavi di lettura ma nello specifico del tessuto narrativo si può ben parlare di una voce che è a doppio binario, lo capiamo piano piano una volta addentrandoci nella narrazione che il senso e le voci sono plurime. La Petit compie un fine lavoro di rielaborazione della poesia di Jacques Prévert dal titolo Per fare il ritratto di un uccello.
L’autrice non infrange il senso metamorfico della poesia del Prévert, ella lo enfatizza. Le due autrici compiono un gioco sopraffine di giustapposizione tra testo e illustrazioni con alternanza di tavole mute, dove si assiste al processo artistico dell’artista che sfocia nella seconda narrazione dove protagonisti sono i bambini. Le tavole della Celija ricordano le tele dell’artista surrealista Magritte, opere che ci trasportano in un altrove lirico ed enigmatico. Qui l’artista fa molto di più. Come enunciato dalle parole di Munari l'artista scende da quella aurea dorata e intima del suo atelier per scendere per strada tra la vita per ricercare il suo soggetto. Ma adesso procediamo con ordine. La storia si apre con una voce narrante che racconta il processo di pittura di un quadro.
Prima di tutto dipingere un vaso. Un vaso qualunque, come se ne vedono tanti. Con un pò d’acqua.
Alle parole corrisponde a destra una tavola dettagliata, dallo stile pittorico dettagliato dal colore corposo, in cui sono illustrati alcuni strumenti pittorici come i pennelli, una spatola, un temperino e tubetti di colore. A sinistra, come in un gioco di costruzioni, vediamo che da delle linee blu cobalto prende forma un vaso. Voltiamo pagina, lentamente in silenzio per creare quell’effetto di sospensione che serve quando si crea, e troviamo un turbinio di linee che formano tubetti, matite, pennelli, contenitori per l’acqua. Un turbinio caotico che da forma dentro il vaso all’acqua. Acqua creata con pennellate fluide, con pastelli, con segni frettolosi e lirici. Bene e adesso? Adesso ci dice la voce narrante: ci serve tutto quello che può piacere a un pesce come un’onda alta o una nuvola che si riflette nell’acqua.
Qui vediamo che pian piano la tavola a sinistra si svuota mentre quella a destra, con un gioco di “trasparenze”, si tinge delle più belle tinte del blu e del turchese per creare uno scenario marino. Voltiamo pagina e linee fluide ci portano nella vita reale mostrandoci la figura di un artista con sottobraccio proprio il quadro del vaso con il fondo del mare. Il pittore, vestito di tutto punto, si immette per strada in una calda giornata. La sua direzione è il mare.
Sistemare poi il vaso in un bel paesaggio. Vicino al mare o all’oceano, su una spiaggia dalla sabbia bianca. In due o tre pennellate.
Da questo momento anche le tavole silenziose mutano la loro forma. Non sono più l’espressione del processo artistico del pittore adesso è il registro di una storia dentro la storia. Il vaso colmo d’acqua non è solo dipinto, è reale e fisico tra le mani di un bambino. Un gruppetto di bambini sta attorno al bambino col vaso, anche loro come il pittore si stanno recando al mare. Il gioco di rimandi tra le due autrici continua, la mescolanza delle due storie con i due registri ossia quello silente e quello canonico del testo si mescolano sempre di più. La narrazione è un crescendo surreale dove realtà e sogno non hanno confini. Chi prenderà il pesce? Riuscirà il pittore nel suo intento? Come trascorreranno i bambini la loro giornata al mare? Questo lo lascio scoprire a voi ma ciò con cui voglio concludere è la terza storia che questo albo ci vuole narrare ossia che i sogni, la realtà, ciò che osserviamo nutrono il nostro immaginario e la nostra creatività.
Ecco il senso profondo di quest’albo sta proprio qui ossia nel lasciar fluire liberamente la nostra creatività, la nostra immaginazione senza ingabbiarle in ciò che è stereotipato o preconcetto. Quest’albo ci insegna che bisogna infrangere, a volte, le idee iniziali per abbracciare l’inaspettato. Inaspettato che giunge lentamente come un sogno, poco importa se alla fine il nostro soggetto si trasforma in una giraffa, in un cigno o in una tartaruga ciò che conta è provare piacere nel fare lasciandosi sorprendere dal processo. Per fare il ritratto di un pesce è un albo dove sogno e realtà si fondono in una poesia surreale.
Per fare il ritratto di un pesce
Autrice: Pascale Petit
Illustratrice: Maja Celija
Casa Editrice: Orecchio Acerbo
Età consigliata: dagli otto anni in su
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